Donne e bellezza

di Jole Anna Panzera

“Solo le persone superficiali non giudicano in base all’apparenza”, diceva Oscar Wilde, e forse non a torto.

 

Sondando il sottile legame tra l’essere e il sembrare, nei meandri dell’inconscio  scopriamo che le radici di appartenenza ad una personalità stabile e serena non prescindono dal nostro aspetto fisico, ma tutt’altro.

Il concetto di accettazione prende origine dalle prime fasi delle nostra vita, dove il contatto con la madre instaura un meccanismo di feedback positivo secondo cui l’amore materno implica un’accettazione incondizionata anche dell’aspetto fisico. Ogni mamma riesce a vedere il bello di suo figlio. E lui lo sa. Forte di questa sicurezza il bimbo amato vive nella calma serena e protetta di un ambiente familiare rassicurante.

E’ proprio anche attraverso questa precoce percezione positiva di sè che si pongono le basi di un’autostima in grado di aiutarci a superare gli ostacoli più acerbi che ci riserva la vita adulta.

L’effetto condizionante della bellezza si determina fin dalla più giovane età, e va precocemente a influenzarne i rapporti sociali. Ricerche sull’argomento mettono in luce che i bambini dotati di caratteristiche maggiormente attraenti sono facilitati nelle relazioni con i compagni di gioco, oltre che godere di maggiori attenzioni da parte degli insegnanti

Fin dai primi giorni di scuola al bambino avvenente viene infatti inconsciamente attribuito un più alto quoziente intellettivo.

Anche se ovviamente non vi è nessuna relazione tra aspetto fisico e intelligenza, le aspettative positive da parte degli insegnanti contribuiscono a favorire l’autostima del bambino, fatto che di per se è in grado di influenzarne le prestazioni scolastiche.

La stessa forma di appagamento e di accettazione è oggetto nell’adulto della costante ricerca  di conferma diretta nei confronti dell’altro. Come se l’essere considerati belli equivalga in qualche modo all’essere amati e accettati. Effettivamente è anche tramite gli occhi dell’amore che  si riescono a sondare profondità e abissi nascosti dove si celano incredibili bellezze. La letteratura ci riporta costantemente l’avvenenza quale oggetto primario di desiderio, tanto che nell’armonia delle forme di un bel volto sembra nascondersi il concetto del divino  che si avvicina alla perfezione. Da ricerche effettuate emerge che le persone belle sono più persuasive di quelle esteticamente meno attraenti, oltre a essere facilitate nella ricerca di lavoro e del partner.

Il concetto di “bello” si associa quindi a quello di “buono”, dove per buono si intendono caratteristiche positive indipendenti dall’aspetto fisico, che vengono emanate dalla persona avvenente tramite l’effetto così detto “alone”. Parallelamente, il “brutto è correlato al concetto di “cattivo”, quasi a evidenziare che l’essere portatore di disarmonia indichi una qualità globale del soggetto di ordine inferiore.

L’essere gratificati dal proprio aspetto non si esaurisce a un semplice appagamento narcisistico, ma soddisfa quindi bisogni più profondi.

Il sociale di cui facciamo inevitabilmente parte ci pone delle richieste a volte inesaudibili e ardite. Gli stereotipi dilganti ci propongono un modello di donna sempre più inafferrabile, protesa verso il futuro, piena di forza e di grinta, incredibilmente bella a tutte le età, ma che nasconde malamente un velo di tristezza negli occhi. Forse per la femminilità in parte perduta in onore di una carriere sempre più incalzante e a volte al primo posto, o forse per la disumana stanchezza di chi opera incessantemente a 360 gradi, che sa fare tutto e suo malgrado anche bene. Essere attraente e curata è quindi solo una delle molteplici richieste che le giungono dal mondo esterno: le relazioni interpersonali si nutrono costantemente anche di apparenze.

In ogni ambito delle relazioni sociali il requisito bella presenza è un importante carta d’identità, dove bellezza è sinonimo di cura di sé, buon gusto e stile, messaggeri silenziosi di attributi ancora più nascosti

Si dice oggi che le donne brutte non esistono più, così come quelle vecchie. E’ in parte vero. complice la miriade di possibilità di cura del proprio aspetto che sono tutt’oggi disponibili, anche la donna meno bella riuscirà a essere gradevole. Interventi di chirurgia estetica a parte, è mediante una diversa attenzione al proprio corpo che riesce a mantenersi più giovane. Segno di evoluzione e civiltà il prendersi cura di sé, oltre che forma  di disponibilità e rispetto verso l’altro.

E’ attraverso il ripristino attento delle simmetrie facciali ottenute con un trucco sapiente, abbinato a un taglio di capelli appropriato e a una revisione del total-look, che si è in grado di ripristinare l’equilibrio mancante. Ma è importante che l’intervento non avvenga solo in una sfera puramente estetica e quindi superficiale.  Grazie a un supporto psicologico – mirato al riequilibrio psico-corporeo relativo alle discrepanze nella percezione del proprio corpo – riusciremo in una completa integrazione dell’individuo con la propria immagine rinnovata.

Ma il feedback positivo che si instaura avviene anche nel senso inverso. L’immagine di se stessa nello specchio, che la persona vede valorizzata nei minimi dettagli, le rimanda un’interessante alternativa al proprio modo di essere. Il vedersi attraente la porta in una dimensione accattivante dove questa qualità gioca come punto di forza. La percezione della propria bellezza incrementa la consapevolezza di piacere all’altro,  fatto sicuramente a favore dell’autostima personale. E’ così che la rinnovata avvenenza può diventare un importante punto di partenza nel cammino di crescita personale, gettando i presupposti di una migliore integrazione relazionale.

Partiamo con questo affascinante viaggio verso il pianeta dove risiedono i segreti più profondi dell’avvenenza femminile, esplorandone le emozioni, i misteri e le illusioni, affinchè sia uno stimolo per ogni donna di far rivivere la bellezza più profonda che è in lei, quella che parte dalle radici dell’anima.